San Bartolomeo

Il viaggio dell’Apostolo Bartolomeo

 

“Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità.”

Così Gesù definisce il nostro Apostolo, nel Vangelo secondo Giovanni (1,45 – 51).

Bartolomeo, che qui compare con il nome di Natanaele di Cana, si mostra al Cristo come un uomo dal cuore aperto, un intellettuale onesto. Il Messia ne riconosce la purezza al primo istante, con una sola occhiata, tanto che Bartolomeo ne resta incredulo: “Come mi conosci?”

Gesù ribatte che già lo aveva visto prima che si incontrassero, nella sua purezza di uomo senza falsità, mentre era sotto un fico.

Il fico è un albero non casuale, che già ci rimanda alla caratteristica più importante di Bartolomeo. È infatti per eccellenza la pianta della spiritualità e della preghiera, in Oriente. Non era un fico, infatti, l’albero sotto al quale il Buddha ricevette l’illuminazione?

San Bartolomeo è noto per la sua opera di evangelizzazione in Oriente, nell’India Citerior per l’esattezza. Nella sua opera di conversione dei popoli, andò ben oltre la Persia spingendosi fino ai confini occidentali dell’India.

Delle sue imprese verso Est ci narra Esuebio di Cesarea (all’inizio del IV secolo) e San Girolamo (alla fine del IV secolo, del De viris illustribus, al capitolo III). Entrambi ne parlano a proposito della visita nelle indie condotte dal filosofo Panteno durante il II secolo. L’antica citta di Kalyan, che vide le attività missionarie di Bartolomeo, sembra che possa essere individuata sulla zona costiera occidentale di Konkan, nella regione dell’odierna Mumbai.

 

Il martirio

La tradizione più diffusa lo vuole martire ad Albanopoli, al ritorno dall’India e dopo un nuovo lungo viaggio attraverso la Licaonia, la Mesopotamia, la Partia e l’Armenia. Ma diverse sono le modalità con cui sarebbe stato ucciso.
La Chiesa d’Oriente lo vede crocifisso; in Occidente, invece, il suo tragico epilogo si divide tra due diverse tradizioni.

Quella del Martirologio di Rabano Mauro, che ne narra la decapitazione.
Quella di Isidoro di Siviglia e di Beda, che ne sostengono lo scuoiamento.

Quest’ultima versione si afferma nel corso del tardo Medioevo ed è quella oggi prevalente. Non è raro, infatti, imbattersi oggi nell’iconografia del Santo con la propria pelle tra le mani, divenuta ormai “classica”.

Immagine che, del resto, è in pieno accordo con la sua purezza: Bartolomeo è così privo di falsità da presentarsi al Padre, nel sommo momento del martirio, senza più nemmeno il “velo” della pelle.

Conferenze ed eventi